venerdì 24 maggio 2013

Domizzi al Messaggero Veneto


In una lunghissima intervista rilasciata ai microfoni de Il Messaggero Veneto, il difensore dell'Udinese Maurizio Domizzi ha parlato di tutto quello che concerne la sua carriera in bianconero, dall'arrivo nel 2008 fino all'ultima qualificazione in Europa League, esperienze che evidenziano come il progetto del club friulano stia portando frutti da qualche anno a questa parte: 



L'ARRIVO A UDINE - "La percezione della realtà Udinese era diversa da quella di un giovane che vede questo club come una semplice provinciale. A 28 anni sapevo che avrei scelto una società organizzata, estremamente attenta alle necessità dei suoi giocatori e capace pure di centrare spesso dei risultati sportivi di prima grandezza, come testimoniavano le qualificazioni europee degli anni precedenti, compresa la Champions. Perchè mi hanno scelto? Non me l’hanno mai detto chiaramente: era l’ultimo giorno di mercato dell’estate 2008, ragionandoci sopra poi ho visto che c’era qualche problemino fisico tra i difensori, aggiunto alla necessità di iniettare un po’ di esperienza in squadra".



IL PROGETTO - "E'  impossibile garantirsi una vittoria evitando di perdere i pezzi migliori, soprattutto se continui a investire sui giovani come fa l’Udinese. Per esempio: quella squadra aveva Quagliarella, Pepe, D’ Agostino, Inler oltre a Di Natale, con alle spalle dei giovanissimi Asamoah, Sanchez e Isla. Adesso, se giochi al fantacalcio, è facile: si tratta di un gruppo vincente. Allora i giovani dovevano ancora formarsi e acquisire un bagaglio tale da farli diventare dei potenziali campioni".



RINCORSA ALL'EUROPA LEAGUE - "Pensa che, a un certo punto, neppure ci credevamo. Oddio, questo è un gruppo che non molla: è fatto da giovani che vogliono affermarsi e 'vecchietti' come me che lottano per non farsi superare e sentono la maglia bianconera sempre più cucita addosso. Certo è che verso marzo solo Guidolin ci credeva davvero. Lui è un vero agonista. È davvero un ciclista in questo. La vera differenza con gli altri allenatori che ho avuto in carriera è questa. Se poi si aggiunge la capacità di curare i particolari in allenamento il quadro è completo". 



ESPERIENZA - "Sapete cosa mi dà fastidio? Sentire che ti fanno giocare perchè hai più esperienza. Non esiste. Qui vanno in campo quelli che possono rendere di più. Ed è giusto che sia così. Anche per questo penso che l’Udinese sia la mia dimensione giusta".



IL FUTURO - "Difficile dire quali margini di crescita ha questo gruppo. Mi aspetto che la società, come avviene ogni anno, inserisca in rosa qualche giovane che dovrà cresce ed essere valutato. Posso solo dire che Allan e Pereyra, per esempio, hanno già dimostrato di poter essere giocatori importanti, anche se devono crescere ancora. Gabriel Silva? Sì, anche lui ha fatto dei passi da gigante e può diventare un ottimo giocatore. Per non parlare di Muriel. Se volete un’opinione dico che come qualità la squadra di 5 anni fa aveva più talento, ma che questa può migliorare ancora tantissimo".


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